sabato 30 gennaio 2016

Sette risposte al non-senso omofobo




Quante volte vi sarà capitato di discutere con l'omofobo di turno che, dall'alto della sua saggezza divina, dispensa le sue pillole di conoscenza all'estratto di "luogo comune"?
Se siete stufi di ascoltare i loro mantra incessanti, privi di qualsivoglia argomentazione logica, ecco una piccola guida che smonta punto le loro litanie più comuni:



1) "La famiglia naturale è composta da uomo e donna".

Famiglia "naturale"? Come dimostrava già Mill nel 1800, la parola "naturale" significa tutto e niente. Ogni cosa che avviene in Natura è naturale, di conseguenza la famiglia omogenitoriale è naturale tanto quanto quella eterogenitoriale.
La famiglia è una: quella di persone che si amano. Di due genitori (di sesso diverso o dello stesso sesso) che si amano a vicenda e che amano i loro figli.

2) "I bambini non c'entrano nulla".


Come se affidare dei bambini orfani a genitori dello stesso sesso che potrebbero dargli amore, una casa e una famiglia fosse per loro una condanna. Sicuramente sarebbe più traumatico che vivere tutta l'infanzia in un orfanotrofio; mi raccomando, lasciamoli lì. 

Senza contare che oltre alle coppie etero desiderose di adottare un bambino ci sarebbero anche quelle omo e dunque ci sarebbero molte più possibilità da parte di un orfano di essere adottato, e a quel punto andateglielo a chiedere se preferisce l'una o l'altra famiglia, perché sono sicuro che la sua risposta sarebbe indifferente.

3) "I bambini ne risentirebbero psicologicamente" (frase che poi è un corollario della prima).

Senza contare il fatto che, tra un orfanotrofio e una famiglia omogenitoriale stabile e che rispetta le condizioni legali dell'adozione, sfido chiunque a considerare la seconda condizione più traumatica della prima senza dover mettere da parte la propria onestà intellettuale, uno studio dell'università di Melbourne su 315 genitori e 500 bambini adottati da coppie dello stesso sesso ha messo come l'adozione da parte di genitori dello stesso sesso non abbia in alcun modo intaccato la loro salute psicologica.
Molti aderenti al Family Day saranno già pronti a rispondere con un secondo studio dell'università di Austin del Texas che invece sostiene l'esatto contrario. Il problema è che quest'ultimo fu pesantemente condizionato dal fatto che non abbia preso in considerazione soltanto le famiglie omogenitoriali, ma in maniera più generica quelle famiglie (anche eterogenitoriali) in cui uno dei partner ha avuto esperienze omosessuali. Ciò fece rientrare nella ricerca:  detenuti etero che in carcere hanno fatto sesso con altri uomini; una donna quarantenne che scoprì la sua omosessualità quando i figli erano ormai cresciuti e che, per questo, divorziò dal marito per andare con un'altra donna; una prostituta sposata eterosessuale che occasionalmente offriva i propri servizi alle donne; uomini sposati che tradivano la moglie con un amante del loro stesso sesso. Sul campione totale gli individui cresciuti in famiglie gay finiscono per essere un campione irrilevante, di certo esiguo rispetto allo studio di Melbourne.

4) "I bambini hanno bisogno di una figura femminile di riferimento".

Quattro semplici considerazioni:
1) I bambini orfani hanno già perso la propria figura femminile di riferimento.
2) Con due mamme avrebbero BEN DUE figure femminili di riferimento!
3) Lo studio citato in precedenza dimostra che ciò di cui ha bisogno un bambino è una famiglia stabile, che possa dargli amore, indipendentemente dal sesso dei genitori.
4) Nel caso di genitori uomini, ci sarebbero le rispettive nonne (e magari anche le zie) a fare da figura femminile di riferimento.

5) "I gay vogliono solo comprare i bambini".

Si parla della pratica dell'utero in affitto. Personalmente, sono contrario a questa pratica, ma non mi sento di giudicare le persone (eterosessuali o omosessuali) che vi ricorrono (le prime perché sterili le seconde, appunto, perché non possono avere figli).
Legalizzare l'adozione alle coppie omosessuali non significa legalizzare "la vendita di bambini", per una semplice ragione: in Italia l'usanza dell'utero in affitto (che, in ogni caso, non si tratta di vendita di bambini) è proibita per legge. Ciò non toglie che vi siano persone che vi ricorrono (sia omosessuali sia eterosessuali) e, a questo punto, compito della legge dovrebbe essere quello di tutelare questi figli che già esistono e che si trovano in un vuoto istituzionale. Difatti, se per un motivo o per l'altro il genitore biologico di questi bambini venisse a mancare, non continuerebbero a vivere con il partner di quest'ultimo ma verrebbero mandati in orfanotrofio, visto che il partner, ora come ora, non ha alcun riconoscimento giuridico.
In questa ottica è stata formulata la Stepchild adoption di cui, tra le altre cose, già beneficiano le coppie eterosessuali.
(Per fare un esempio pratico: Marco e Giovanni sono andati all'estero per concepire un figlio con gli spermatozoi di Marco. Il figlio nasce, loro vengono in Italia e Marco è considerato il padre biologico. Marco però muore. A questo punto, in assenza di Stepchild adoption e di qualsiasi altro riconoscimento giuridico per Giovanni, il figlio viene considerato dalla legge come "orfano" e finisce in orfanotrofio, anziché continuare a vivere con Giovanni).

6) "Non ho nulla contro i gay, ma con questa storia dei matrimoni, delle adozioni  e delle manifestazioni vogliono solo mettersi in mostra".


Non si tratta di mettersi in mostra ma di far sentire la propria voce per ottenere dei diritti che vengono negati. E' come se si sostenesse che Rosa Parks quando si è seduta sull'autobus volesse mettersi in mostra.


7) "I gay possono pensare che sia giusto per loro sposarsi e adottare figli, ma non possono costringermi di pensare il contrario, ledono la mia libertà di opinione".

Certe situazioni non sono entro il dominio delle opinioni. Un libro può piacere o non piacere, un film può piacere o non può piacere e se ne può discutere quanto se ne vuole. Ma in materia di diritti il campo delle opinioni si restringe, non può essere così vasto.Dire nel 21° secolo "i negri puzzano e non dovrebbero salire sull'autobus" non è un'opinione, è un crimine, perché è un'istigazione alla discriminazione e alla privazione di un diritto altrui. Lo stesso concetto si applica a ogni "opinione" che lede la libertà di altre persone, come nel caso della libertà delle coppie omo di essere riconosciute a livello civile e di formarsi una famiglia.

Per concludere, vorrei congedarmi con una breve disamina del termine "omofobo". Molte persone si indignano a essere chiamate omofobe solo perché sono contrarie al matrimonio e all'adozione alle coppie gay. "Ho tanti amici gay ma..." "Non ho nulla contro i gay ma..." "I gay possono fare quello che vogliono ma...".
Quel "ma", che all'apparenza è una congiunzione da nulla, in realtà è la madre di tutte le discriminazioni. Se davvero non si ha nulla contro i gay significa che (giustamente) non si fanno discriminazioni in base alle tendenze sessuali; il che significa che si dovrebbe essere a favore di riconoscere loro TUTTI i diritti che sono propri degli etero. 
MA le persone che aggiungono quel "ma" nelle loro frasi continueranno ad essere, in tutto e per tutto,degli omofobi perché, più o meno consapevolmente stanno negando ad altri gli stessi diritti di cui loro godono solo in base alla loro tendenza sessuale.
Non si può essere "solo in parte" a favore dei diritti di qualcuno. O lo si è o non lo si è; la zona grigia in mezzo ti rende, a tutti gli effetti, un oppressore.

Daniele Palmieri

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venerdì 29 gennaio 2016

Natura e naturale: parole usate da chi è a corto di argomenti

"Questa cosa fa bene, è naturale!".
"Non puoi farlo, va contro la natura".
"Un uomo e un uomo che si sposano? Non è naturale!".
"Una famiglia composta da due genitori dello stesso sesso? Va contro la natura". "La famiglia naturale è una!".
In quante discussioni vi sarà capitato di dover discutere con una persona che legittima quanto sta dicendo tirando in ballo la Natura.
Eppure, ogni volta che qualcuno utilizza la parola "naturale" per giustificare le proprie posizioni John Stuart Mill si rivolta nella tomba.
Basterebbe recuperare un suo breve lavoro per mostrare l'infondatezza di certe affermazioni (e la conseguente vacuità logica di certe polemiche sollevate).
Correva la seconda metà del 1800 quando il filosofo utilitarista scriveva un saggio dal titolo "La Natura", una breve disamina di un termine così tanto utilizzato (nella filosofia e non) così quanto frainteso (e abusato).
Sono molte infatti le persone che tentano di avvalorare le proprie opinioni tirando in ballo ciò che sarebbe corretto dire o fare in base a una fantomatica Natura, salvo poi titubare quando gli si domanda cosa effettivamente intendano con il concetto di "Natura", che rimane sempre questa entità astratta dai contorni a dir poco indefiniti.
Con la chiarezza analitica di pensiero che gli è propria, Mill affronta la questione puntando subito al nocciolo della situazione, andando alla ricerca del reale significato della parola Natura tramite il classico procedimento socratico, domandandosi: che cos'è la Natura?.
Siccome la natura di una cosa corrisponde all'aggregato dei suoi poteri e delle sue proprietà (ad esempio l'acqua ha per natura la proprietà di essere incolore, insapore, di bollire a una certa temperatura etc.) allargando la prospettiva e parlando della Natura in generale si può affermare che essa è l'aggregato dei poteri e delle proprietà di tutte le cose presenti nell'Universo.

"La parola Natura, in questa più semplice accezione, è un nome collettivo per indicare tutti i fatti ed effetti possibili: [...] è un nome per il modo [...] con cui hanno luogo tutte le cose." 
(J. S. Mill, La natura, in Saggi sulla religione, Feltrinelli, pp. 15) 
La Natura è tutto ciò che avviene; "naturale" è ogni evento che si verifica in questo universo e che si sviluppa in base alle sue leggi.
Ne consegue che alcune accezioni superficiali con cui la parola viene utilizzata non hanno alcun minimo significato.
Alcuni fanno coincidere la "Natura" con i dogmi e la morale della propria religione, altri la definiscono in base all'opposizione con le opere umane "artificiali", altri parlano con altrettanta leggerezza di istinti "naturali" umani in opposizione a "istinti innaturali". Ma tutte e tre le accezioni sono errate.
Si vedrà come la definizione di Mill rende completamente insensate tutte quelle posizioni.
La prima perché è una definizione arbitraria, senza alcuna base logica, visto che la Natura è quantomai lontana dal presentare una morale intrinseca "a misura di uomo" (tutt'altro) e, per di più, le decine di religioni diverse non rappresentano la "Natura" in sé, semmai sono esse stesse un evento della Natura manifestatosi attraverso l'uomo.
Stesso concetto con l'opposizione tra "naturale" e "artificiale". Non esiste nulla in Natura che sia "artificiale"; l'uomo non può creare nulla da zero, quello che entra nelle sue possibilità è utilizzare gli elementi a sua disposizione per "costruire", all'interno della Natura e in base alle sue leggi, i propri artefatti. 
Infine, chi giustifica cosa è giusto fare e cosa no in base a "tendenze naturali"  da seguire ignora il fatto che l'istinto omicida è un istinto naturale tanto quanto l'amore.
Ora, come mai mi sentivo in vena di parlare di questo breve saggio di Mill?
Perché in questi ultimi tempi stiamo assistendo a un vero e proprio abuso della parola "Natura".
Si dice che i rapporti omosessuali siano "contro natura"; ma ciò non ha alcun senso. Nessun evento che capita in Natura può essere definito "contro natura", essendo la Natura, per definizione, l'insieme di tutti gli eventi.
Si parla di "famiglia naturale", come se esistessero delle famiglie "non naturali"; ma, anche in questo caso, nulla che non possa essere realizzato è innaturale.
Cambiando completamente argomento, si diffondono bufale su bufale contro la medicina ufficiale, in favore di un ritorno ai "prodotti naturali" senza considerare che i principi attivi dei medicinali sono naturali tanto quanto quelli contenuti nelle nel "prodotto naturale" di turno propinato dal sito di controinformazione di turno.
In definitiva, diffidate da chiunque sostenga le proprie posizioni tirando in ballo la Natura, un concetto così vasto che può essere utilizzato soltanto dalle persone che non hanno altro con cui riempirsi la bocca.

Daniele Palmieri

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mercoledì 27 gennaio 2016

Difendere la memoria

 
Nel giorno della giornata della memoria si fanno vivi i negazionisti di tutta Italia.
C'è chi sminuisce i numeri delle vittime (come se 10000 omicidi in meno o in più facessero la differenza su cifre di milioni di morti), chi sostiene che i campi di concentramento fossero "semplici" campi di prigionia (addirittura attrezzati con cinema e piscine), chi "elefoibbe?" eigulag?" (come se il tutto si riducesse a una barbara sfida tra chi ha ucciso di più e chi meno), chi "maMussolinihafattoanchecosebbuone" (come se leggi razziali e rastrellamenti possano essere considerati errori di poco conto), chi arriva addirittura a negare l’esistenza dei campi di sterminio.
Il tutto contro un’EVIDENZA STORICA che è quanto mai lontana dall’essere opinabile.
Non soltanto per i decenni di studi storici, per la mole di documenti conservati (lettere, diari, fotografie), per le mura di filo spinato di Auschwitz, Dachau o della risiera di San Sabba ancora in piedi (insieme ai forni e alle camere a gas, lì dove non sono stati distrutti dai nazisti per nascondere le prove) ma soprattutto per le preziose testimonianze dirette dei superstiti ancora in vita, che hanno vissuto sulla propria pelle gli atroci crimini commessi dai nazi-fascisti e che ancora portano, inciso sul braccio, le cifre identificative con cui i loro aguzzini li avevano marchiati, alla pari di mera carne da macello.
Conservare la loro testimonianza e difenderla dai biechi attacchi dei negazionisti è importante, soprattutto per le generazioni future che presto non avranno più la fortuna di ascoltare le loro testimonianze dirette, visto che gli anni passano e i superstiti sono sempre di meno.
Difendere il loro ricordo è importante non soltanto per conservare la memoria del passato, ma soprattutto per costruire il futuro, per mostrare ai nostri figli e ai figli dei nostri figli a quali orrori possono condurre l’odio, la discriminazione, la follia e l’ignoranza umana quando trovano libero sfogo, senza che nessuno si opponga.
E’ importante tramandare queste testimonianze per ricordargli che odio, discriminazione, violenza e follia sono costanti ancora ben radicate nella storia dell’umanità, fin troppo presenti nell’epoca che stiamo vivendo, e per insegnargli che tutti, nel loro piccolo, devono fare il possibile per combattere questi soprusi. Infatti, se i gerarchi-nazifascisti avevano occhi e orecchie ovunque era perché le persone comuni prestavano i propri occhi e le proprie orecchie alla loro pazzia omicida, salvo poi voltarsi dall’altra parte quando i treni carichi di vittime innocenti partivano dalle stazioni.
 
Daniele Palmieri

sabato 23 gennaio 2016

Difendiamo la famiglia tradizionale! Ma quale?

L'IPOCRISIA DEGLI ATTIVISTI DEL FAMILY DAY



Family Day, una bellissima giornata. Facciamo un ripassino degli esempi pubblici dei personaggi più illustri che parteciperanno a questa manifestazione:

MATTEO SALVINI: Nel 2001 sposa Fabrizia Leluzzi, da cui ha un figlio. Divorzia e va a convivere con Giulia Martinelli, dalla quale ha un altro figlio. Non contento, la tradisce nel 2015 con Elisa Isoardi.
ALESSANDRA MUSSOLINI: Sposata con un uomo... condannato per prostituzione minorile.
PIERFERDINANDO CASINI: Sposa Roberta Lubich, dalla quale ha due figli. Divorzia e sposa Azzurra Caltagirone, dalla quale ha due figli ma da cui si separa nel 2015.
SILVIO BERLUSCONI: Be', parliamone.
DANIELA SANTANCHE': Sposa Paolo Santanché, chirurgo estetico, che lascia per Giovanni Mazzaro salvo mantenere il cognome del primo marito (e forse anche qualche ritocco estetico). Da Giovanni Mazzaro ha un figlio, ma si separa. Attualmente ha una relazione con Alessandro Sallusti.
MARIO ADINOLFI: Si sposa con Elena Banzi a vent'anni, dalla quale ha una figlia, ma si separa e poi divorzia dieci anni dopo. Nel 2013 si sposa PRESSO IL COSMOPOLITAN HOTEL DI LAS VEGAS con Silvia Pardonesi, dalla quale ha un'altra figlia.

Potrei andare avanti all'infinito ma mi fermo qui.
Sia chiaro che questa non è una lista di proscrizione. Ognuno, nella sua vita privata, è libero di fare quello che vuole.Il problema è proprio questo: questi personaggi che si ergono a paladini della famiglia tradizionale vivono come gli pare la loro libertà, impedendo però ad altre famiglie di formarsi.
E ora mi viene il dubbio che in alcuni di quegli uffici con le luci accese qualcuno si stesse divertendo con la segretaria (o il segretario).
Daniele Palmieri

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martedì 19 gennaio 2016

Povia e il facile marketing del complottismo

Complottismo e musica in un mix letale


Un personaggio artisticamente mediocre come Povia non meriterebbe alcuna attenzione, se non fosse che il suo cambio di rotta musicale rappresenta un curioso caso sociale da analizzare. Ma procediamo con ordine.
Povia? Chi è Povia? Forse molti (anzi, tutti) se lo ricorderanno per tre canzonette di poco conto: Quando i bambini fanno oh, Proprio come fa un piccione e quello scempio terribile di Luca era gay. Con quest'ultima canzone del 2009 sembra poi essere sparito dal panorama musicale italiano. Ma, usando il titolo di uno dei racconti più belli di Stephen King: a volte ritornano.
Italia, anno 2015. Da chissà quale antro nascosto ecco sbucare fuori il soave menestrello con un canzone molto diversa da quelle citate in precedenza: Chi comanda il mondo.
Povia e la sua faccia intelligente
Che diamine è successo? Pensai, appena la vidi. Ma Povia non era quello che parlava di piccioni, bambini e dubbie conversioni? Devo ammettere che, incuriosito dalla cosa, andai ad ascoltare quella canzone su Youtube. Non che avessi grandi aspettative a riguardo, e infatti mi bastarono pochi minuti per accorgermi dell'accozzaglia di luoghi comuni e complottismo di bassa lega. 
Abbandonai subito il video e mi lasciai Povia alle spalle per un bel po' di tempo.
Con il passare dei mesi però, cominciò ad apparirmi in bacheca con una certa costanza, o perché messo alla berlina da alcune pagine Facebook che seguo o perché qualche contatto condivideva i suoi contenuti "politici".
Al che, decisi di farmi un giro sulla sua pagina ufficiale per vedere cosa stesse accadendo e per capire quale strano alieno lo avesse rapito per impiantargli nel cervello un diverso sistema operativo.
Lì dentro ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare. Sinceramente, non saprei nemmeno da dove cominciare. Partiamo da una panoramica generale.
Il nuovo Povia sembra racchiudere in sé tutte le caratteristiche del complottista medio del web; è un po' "la voce artistica" di questa categoria sociale che vede complotti in ogni dove, che si crede sveglio solo perché si "informa" su siti come "La stella" e "Vox news" e che si vanta di essere anticonformista solo perché ha "il coraggio" di sparare a zero su tematiche scottanti come immigrazione, diritti omosessuali et similia.
Tra gli argomenti preferiti del nuovo paladino della controinformazione c'è uno dei temi preferiti del gentista medio: le bbbanche cattive, il governo ladro e la malvagia Unione Europea
Ora, sono consapevole dei molti difetti di quest'ultima e, soprattutto, dei molti fallimenti di un'unione politica che non è mai avvenuta, visto che spesso ogni nazione è interessata a difendere il proprio orticello. Allo stesso modo, non sono certo un sostenitore sfegatato del governo Renzi, ma se c'è una cosa che non sopporto è la critica insensata di chi parla senza cognizione di causa, senza analizzare nel dettaglio la situazione con imparzialità ma sparando a zero i suoi slogan ricorrenti, vedendo complotti - massonici, ebraici, economici - ovunque.
Questo è proprio il caso di Povia. Nel già citato Chi controlla il mondo è possibile rinvenire tutto ciò, anche a livello estetico con chiari richiami alla demoniaca moneta unica e alle stelle dell'UE che diventano una corona di spine. 
Povia e Berlusconi

Va be', ci può stare, si potrebbe pensare, è soltanto una canzone e non ha certo il modo di diventare un'analisi politica dettagliata, che si può invece approfondire sulla pagina Facebook. Ma proprio quello è il problema. Appena Povia parla non a ritmo di musica, cosa spunta fuori? Esattamente le stesse cose. Banche cattive, piove governo ladro, gomblotti, un po' di Modern Money Theory qua e là, si stava meglio quando c'era Abberlusconi e, nonostante la sua ammissione di non essere politicamente schierato, l'ormai onnipresente Matteo Salvini, che agli occhi di Povia è il portavoce (insieme al caro Silvio) della lotta contro il Nuovo Ordine Mondiale (poco importa il fatto che Lega e Forza Italia abbiano passato oltre 11 disastrosi anni al governo, occupandosi principalmente dei problemi giudiziari di Berlusconi).

Povia e il razzismo
Ovviamente, data la deriva destrosa del Povia-pensiero, immancabili i complottismi sull'immigrazione e gli ampi deliri sull'invasione pianificata, la distruzione della cultura occidentale personificata nella rimozione dei crocifissi dalle scuole (laicità, questa sconosciuta) e l'ampia inflazione del termine "buonista" utilizzato contro chiunque provi a criticarlo. La cosa peculiare è che, rispetto allo xenofobo medio, Povia è ancora più irritante poiché è uno di quelli che maschera la propria paura del diverso dietro una presunta "coscienza sveglia", che solitamente esprime i propri vaticini tramite il famoso "non sono razzista ma...", che si reputa superiore poiché in grado di pensare in maniera "pragmatica" da maschio alfa (quella che porta ad affrontare i problemi non cercando di risolverli ma schiacciandoli con la chiava) e perché vede il "grande piano" dietro le migrazioni di massa, il famoso Piano Kalergi tanto amato dai complottisti con qualche tendenza razzista. 

Povia e il Piano Kalergi


La materia di discussione però è ancora più ampia; dai complotti al governo a quelli dell'immigrazione si passa a una delle lobby più temute da parte del popolo complottista: la famigerata Lobby Gay.
Eh sì, perché a quanto pare protestare perché ti vengano riconosciuti dei diritti negati solo per le tue tendenze sessuali ti rende automaticamente parte di una lobby segreta, che tenta di manovrare il mondo traviandolo con l'amore omosessuale, come era successo al povero Luca che, però, si è salvato di un soffio. Ma il malvagio Gender è sempre in agguato, e il paladino Povia è uno dei combattenti più tenaci (insieme ad Adinolfi e Fusaro), che ha già affrontato molti sacrifici per colpa delle sue denunce politiche, rimettendoci sul piano artistico e personale visto che la Lobby Gay non perdona le voci di denuncia (soprattutto se espresse con canzoni mediocri come Luca era gay).

Povia e i gay

In mezzo a tutto questo ciarpame complottistico vi è anche qualcosa di meno conosciuto, a dimostrare il grande eclettismo culturale di questa geniale personalità musicale. Tra un gay, un nero e qualche banchiere ebreo corrotto, è giusto tirare in ballo anche qualche complottismo di stampo borbonico, per accontentare il pubblico meridionale:

Povia, il meridione e i Borboni

In tutto ciò, a dimostrazione della pochezza umana di questo individuo, vi è la caratteristica più fastidiosa del personaggio: lo spropositato utilizzo del termine bimbominkia. La cosa mi irrita enormemente per due motivi: 1) Perché è un termine ormai desueto, che andava di moda qualche anno fa ma che, per fortuna, si è smesso di usare; 2) Perché ogni singola persona che prova a contraddirlo o a criticarlo viene bollato come bimbominkia, proprio a dimostrazione della sua profonda superiorità.

Povia e i bimbominkia

Per concludere questa breve disamina sul personaggio, vorrei cercare di dare una spiegazione di questa "evoluzione artistica" di Povia. 
Difatti, non è casuale che da canzoniere di musichette da San Remo si sia trasformato in uno dei tanti nuovi vati della controinformazione. E il motivo che ho trovato è soltanto uno: il marketing.
Come accennato a inizio articolo, dopo il 2009 Povia sembrava scomparso; non che prima avesse avuto questo grande successo, ma perlomeno era riuscito a creare qualche tormentone da estate con cui ha campato per qualche tempo. Poi, un lungo silenzio interrotto con la sua ricomparsa in vesti totalmente nuove.
Una metamorfosi necessaria, dettata dalla sua pochezza artistica. Evidentemente non era più in grado di replicare il fortuito successo dei pochi tormentoni che era riuscito a creare ed ha quindi deciso di buttarsi su un campo molto proficuo dal punto di vista economico: il facile complottismo.
Povia e il fallimento artistico
Dietro ai siti di controinformazione girato moltissimi soldi, tutti ricavati dagli introiti pubblicitari accumulati ad ogni visita sul blog. Le notizie false e sensazionalistiche infatti si diffondono a una velocità irrefrenabile, in poco tempo raggiungono migliaia di condivisioni e di visualizzazioni.
Il meccanismo utilizzato da Povia è lo stesso di questo tipo di siti internet, con la differenza che anziché guadagnare con articoli fuffa di un blog tenterà di lucrare con un disco musicale autoprodotto basato sulla medesima fuffa. 
Come avrete notato dagli screen precedenti, ogni suo post presenta l'avviso "spammate ovunque" "condividete" "fatelo sapere se siete svegli" classici richiami addesca-complottisti che fanno sentire questi ultimi delle persone illuminate solo perché condividono notizie di "controinformazione" che nessuno conosce, che nessuno vuole far sapere ma che, guardacaso, si ritrovano su centinaia di siti online dal dominio "altervista".
Il tutto ergendosi a vittima sacrificale del sistema corrotto, che gli impedisce di fare musica perché lui è un portavoce di verità scomode che però non vuole abbassare la testa e decide di autoprodursi.
Ma la verità è un'altra. La mediocrità passa di moda in fretta e finisce subito nel baratro del dimenticatoio. Povia ha vissuto proprio questa esperienza, non certo il pugno repressore del sistema che vuole censurarlo.
A quel punto ha saputo reinventarsi e creare qualcosa di "diverso", pedalando dietro la fertile scia del complottismo. Ma c'è un abisso che separa l'essere un buon operatore di marketing e l'essere un artista scomodo. E Povia non rientra certamente in questa seconda categoria.

Daniele Palmieri

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sabato 9 gennaio 2016

I negazionisti del riscaldamento globale

Vanilla Magazine ha recentemente pubblicato un articolo (http://www.vanillamagazine.it/images-of-change-la-nasa-pubblica-309-fotografie-dei-cambiamenti-climatici-della-terra/) che riporta alcune foto del sito "Images of Change" della NASA - National Aeronautics and Space Administration. Il sito in questione mette in mostra come il nostro mondo stia cambiando a causa dei cambiamenti climatici. E lo fa mediante i dati raccolti di anno in anno e, soprattutto, le immagini dei satelliti,
Sotto il post pubblicato da Vanilla Magazine, come era possibile immaginare, si è scatenata l'ignoranza della gente sull'argomento, incarnata alla perfezione dal commento più quotato, quello di un certo Marco nello screen qui sotto.




Il commento è esemplificativo dell'atteggiamento comune da parte dei negazionisti del riscaldamento globale: utilizzare la propria esperienza come metro di misura per verificare la veridicità del cambiamento in atto.
"E' vero, questo inverno è stato caldo, ma l'inverno scorso è stato freddo come gli altri, quindi non c'è nessun riscaldamento globale, è solo il clima che si comporta come vuole".
Questo tipo di ragionamento è intrinsecamente fallace. Non tiene in considerazione il fatto che i dati degli studi non si riferiscono a un arco di tempo di 365 giorni, come pensa il nostro caro Marco, ma a rilevazioni ben precise che cominciano, addirittura, dalla seconda metà dell'ottocento (se non prima in base ai documenti storici tramandati). E' chiaro che a un anno di distanza dall'altro il clima potrebbe sembrare quello di sempre, ma le variazioni da considerare sono quelle sul lungo periodo, non certo quelle di due passeggiate in montagna a un anno di distanza l'una dall'altra.
Credo che una mentalità simile affondi le sue radici nella volontà, consapevole o meno, di voler appositamente ignorare il problema. Ammetterlo significa dover cambiare le proprie abitudini quotidiane e le persone sono troppo pigre per farlo. Infatti, in un commento non riportato nello screen Marco dice "Cosa dovremmo fare, muoverci a piedi?".
E' solito dilemma dei commons che ci sta portando allo sfacelo.
Per chi non lo conoscesse, il dilemma dei commons è questo:
diversi contadini condividono lo stesso terreno. Tutti sono interessati a far brucare le proprie pecore per il maggior tempo possibile, affinché possano mangiare più erba e dunque avere più forze per riprodursi, crescere di numero e aumentare i profitti del contadino, visto che più pecore significa più latte, formaggio e lana da vendere.
Tuttavia, se ogni contadino ragiona in questo modo entro poco tempo non ci sarà più erba da brucare, poiché le pecore avranno fatto terra bruciata, calpestando il suolo e mangiando tutta l'erba disponibile in maniera intensiva.
Il problema è che nessuno di loro è disposto a mettere da parte i propri interessi egoistici per preservare il terreno. Infatti, il profitto più alto e a corto termine è percepito come tangibile, alla portata di mano, realizzabile, mentre quello a lungo termine e (apparentemente) meno vantaggioso di preservare il campo per il bene di tutti non viene nemmeno considerato.
In questo modo tutti i contadini finiscono per sfruttare le risorse disponibili finché, dopo pochi anni, l'erba smette di crescere, le pecore muoiono e i profitti sono azzerati.
Una situazione che non è molto diversa da quella che stiamo vivendo, causata dall'egoismo, dall'ignoranza e dalla pigrizia delle persone che non vogliono cambiare il proprio modo di vivere.


Daniele Palmieri