lunedì 2 aprile 2018

Aleister Crowley: Magick

Su Aleister Crowley è stato detto di tutto, ed è stato etichettato in ogni modo possibile. Ateo, satanista, occultista, tossicomane, psicopatico; Paolo Zelati lo inserisce addirittura nel suo Gli uomini più cattivi di tutti i tempi, vicino Hitler, Stalin, Mao e altri dittatori e serial killer. Alcune accuse stereotipate, tra cui i sacrifici di bambini, tipiche del meccanismo del capro espiatorio descritto da René Girard, vennero a lui affibbiate durante la permanenza in Sicilia, nella residenza sacra da lui soprannominata "Abbazia Thélema", e sfruttate dal governo per cacciarlo dal paese.
Con ciò non si intende dipingere Crowley come un santo, tutt'altro; la sua vita fu senz'altro controversa e i suoi stessi principi gli sfuggirono di mano, attirando persone psicologicamente labili e conducendo lui stesso a morire in miseria, dopo aver contratto malattie veneree e dipendenze da droghe di ogni tipo.
Un rischio che corrono tutte le persone che cercano, senza successo, di elevarsi "al di là del bene e del male", di vivere una vita assolutamente liberi, cercando di valicare gli ordinari limiti psicofisici, camminando in equilibrio sul bordo dell'Abisso fino a quando una folata di vento non li fa precipitare, svelando l'illusione del controllo. Non ci focalizzeremo, dunque, sul Crowley uomo, ma sul Crowley pensatore; anch'esso controverso, ma le opere più controverse sono le più interessanti, proprio perché spingono il pensiero ad esplorare quelle zone d'ombra da cui generalmente ci teniamo lontani, ma che sono altrettanto importanti da conoscere per avere una visione globale del mondo.
Si tratta inoltre di un pensatore imprescindibile non solo per chi si interessa di esoterismo, ma per chi vuole comprendere la cultura "pop" e "underground" del XX e del XXI secolo, poiché molti artisti furono influenzati, più o meno direttamente, dalle opere folli e visionarie di Crowley, tra cui Mick Jagger, I Beatles, Ozzie Osbourne, Bruce Dickinson, Danny Carrey, Jimmi Page.
L'opera su cui ci focalizzeremo è Magick, uno dei libri fondamentali della vasta produzione di Aleister Crowley, che condensa in sé gran parte degli insegnamenti, sia teorici sia pratici, del pensiero magico dell'autore. L'opera può a tutti gli effetti essere considerata come uno dei capisaldi del pensiero occultista occidentale, e ispirandosi alle tradizioni tanto orientali quanto occidentali (egizie, induiste, gnostiche, buddhiste, esoteriche) è una vera e propria summa del pensiero Magico antico, senz'altro la più importante del XX secolo per vastità di orizzonti.
Essendo un'opera monumentale, non ho la pretesa di condensarla in un articolo, ma mi limiterò a sottolineare gli aspetti teorici principali, in grado di inquadrare al meglio la figura dell'Aleister Crowley pensatore, sfatando alcuni miti e invogliando il lettore ad affrontare e approfondire il testo personalmente.
Anzitutto, come anticipato in precedenza, Magick tenta di compiere un singolare sincretismo tra molteplici correnti religiose, filosofiche, esoteriche e mistiche, e contrariamente allo stereotipo del "Crowley ateo", il testo comincia con una disamina del valore della conoscenza religiosa. Religione che non è intesa in senso dogmatico, ma è qui analizzata alla luce di ciò che la vita religiosa è sempre stata in grado di trasmettere agli uomini di Genio, i capostipiti che hanno dato vita alle diverse correnti, che erano in grado, grazie al loro sentimento religioso, di condensare in sé un'energia immensa.
La critica di Crowley alla religione si volge esclusivamente al dogmatismo; anche le sue affermazioni apparentemente blasfeme si scagliano esclusivamente contro la visione passiva della religione e dei fedeli che rinunciano a salvarsi da soli, commissionando ad altri il compito di salvarli.  La blasfemia ha il ruolo di scuotere, di risvegliare e dunque di indurre la mente a cercare nuovi equilibri, più stabili e profondi.
Ogni uomo e ogni donna è una stella, dice Crowley nel Libro della legge. Questo perché ogni uomo e ogni donna è un Dio, che sarebbe in grado di brillare di luce propria, se solo riscoprisse la Volontà insita in lui; il che non è da intendersi in senso egoistico, come spesso viene frainteso, ma da una prospettiva più profonda. La Volontà di cui parla Crowley, come vedremo in seguito, è la Volontà magica, che corrisponde alla Volontà del Dio in grado di situarsi al di là del bene e del male, che riesce a dominare la realtà soltanto perché è stato prima in grado di dominare se stesso, divenendo così il motore immobile dell'intero universo.
Per questo, nelle osservazioni preliminari di Magick, Crowley si sofferma a individuare le energie comuni che animavano i fondatori delle principali religioni mondiali, come Buddha, Maometto e Gesù, i quali, al netto delle differenze dottrinali, erano spinti dalla medesima Volontà di fondo, che li rendeva capaci, metaforicamente, di compiere miracoli e spostare le montagne.
Una forza interiore simile, divina, si sviluppa con il tempo e con un costante esercizio volto verso se stessi.
 
"Ognuno di loro" dice Crowley parlando dei fondatori delle religioni "dopo aver taciuto fino al momento della sparizione, al suo ritorno cominciò immediatamente a predicare una nuova legge [...]. Tenuti nel debito conto il mito e la favola, ci troviamo comunque di fronte a quest'unica coincidenza. Un nessuno si allontana, e quando ritorna è qualcuno. [...] Qual era la natura del loro potere? Che cosa era accaduto loro, durante l'assenza? [...] I metodi consigliati da tutti questi personaggi presentano una sbalorditiva somiglianza tra loro. Raccomandano la virtù (di vario genere), la solitudine, l'assenza di eccitamento, la moderazione nella dieta, e infine una pratica che alcuni chiamano preghiera e altri chiamano meditazione (Le prime quattro, a un esame attento, possono apparire come semplici condizioni per favorire la preghiera o la meditazione" (Aleister Crowley, Magick, Astrolabio, p. 20-23).
 
L'uomo di Genio, il Mago, è colui in grado di attingere alle forze latenti nel suo animo attraverso un lungo periodo di apprendistato, un lungo lavoro su di sé che lo porti a dominare l'universo interiore per espandere poi tale dominio sull'universo esteriore. Il tutto allo scopo di rimuovere le influenze, tanto interne quanto esterne, che ci bloccano, ci incatenano, ci impediscono di sviluppare le forze latenti.
Si tratta di un lavoro psicofisico, che coinvolge tanto la mente quanto i pensieri in un unicum indissolubile.
 
"Liberando la mente dalle influenze esterne, causali o emotive, si consegue il potere di scorgere in parte la verità delle cose. Continuiamo, comunque, la nostra pratica. Decidiamo di essere padroni della nostra mente" (Aleister Crowley, Magick, Astrolabio, p. 25).
 
Crowley inizia dunque a descrivere una serie di esercizi psicofisici atti a prendere il controllo sulla mente, sul corpo e soprattutto sui pensieri. Si parte da forme di meditazione, come essere in grado di acquietare i pensieri, cercando di rimanere focalizzati su una singola idea per il maggior tempo possibile, senza far vagare la mente; oppure di esercitarsi a non pronunciare certe parole o a non pensare a certi concetti per un'intera giornata, allenando la propria Volontà anche con punizioni fisiche nel caso di infrazione (potrebbe sembrare estremo, ma si tratta di pratiche già praticate, ad esempio, dai monaci medievali). Altri esercizi mentali, atti a trascendere i valori comuni e ad assumere una prospettiva globale e divina delle cose, suggeriscono di immaginare situazioni limite, come il martirio dei cristiani in una arena, e immedesimarsi tanto nei cristiani tanto nei leoni, quanto nella vittima quanto nel carnefice, esattamente come Dio che vede ogni cosa e che allo stesso tempo è al di là di ogni cosa, senza coinvolgimento emotivo, motore immobile della realtà.
Dopo la descrizione di queste pratiche, Crowley passa in rassegna una lunga serie di "oggetti magici" da accostare all'esercizio pratico, come il tempio, il cerchio, l'altare, la sferza, il pugnale, la catena, la spada, la veste, la bacchetta etc. soffermandosi a lungo sulla descrizione delle loro funzioni rituali e simboliche. Non vi è spazio, qui, per descrivere gli usi e la ricca simbologia individuati da Crowley, ma basterà ora sottolineare un aspetto essenziale, che fa da comune denominatore a questa parte del testo. Come si analizzerà in seguito, la "magia" è un'arte pratica che consiste nel rendere sacro l'universo; ciò è possibile soltanto se si è in grado di trascendere la semplice realtà materiale, trasmutando l'intero cosmo in "simbolo". Il simbolo ha una potenza espressiva superiore alla parola, ed è dotato di un'energia superiore alla materia. Gli oggetti magici sono tali nel momento in cui si è in grado di trasmutarli con la propria psiche, andando al di là della loro funzione materiale e vedendo in esso il loro significato simbolico, rituale, che funge da maieuta per le forze interiori latenti.
In questo modo, ci si libera del semplice influsso materiale delle cose e si è in grado di vedere il mondo da nuove prospettive.
Alla stessa stregua di tale esercizio, dopo l'esplorazione dei simboli vi è l'esplorazione delle idee. Per liberarsi dai condizionamenti, il mago deve muoversi libero in ogni concezione filosofica e religiosa, per conoscere tutto lo scibile. Da qui il grande sincretismo di Crowley, e allo stesso tempo la curiosità che lo porterà, però, ad essere dominato dal sesso e dalle droghe.
Scrive l'autore:
 
"Finché esaminate un'idea, ne siete liberi. Non vi è nulla di male se un uomo sperimenta l'oppio, fumandolo o inghiottendolo; ma nel momento in cui smette di esaminarne gli effetti e prende ad agire per abitudine, senza riflettere, è nei guai" (Aleister Crowley, Magick, Astrolabio, p. 152).
 
L'esplorazione ha una funzione liberatrice; brillare da soli non è possibile se prima non si è esplorato la luce delle altre stelle. Per evitare di essere abbagliati da tale luce, bisogna dunque conoscerla e capire come brillare più intensamente, il tutto con spirito critico:
 
"I fantasmi peggiori di tutti sono le idee morali e le idee religiose. La salute mentale è la facoltà di adattare le idee nella giusta proporzione. Chiunque accetta una verità morale o religiosa senza comprenderla non finisce in manicomio solo perché non la segue in modo logico fino alla fine. Se qualcuno credesse veramente al Cristianesimo, se pensasse davvero che la maggior parte dell'umanità è destinata alla dannazione eterna, se ne andrebbe delirando in giro per il mondo, cercando di salvare gli altri. Non potrebbe dormire fino a quando l'orrore della mente lasciasse esausto il corpo" (Aleister Crowley, Magick, Astrolabio, p. 152-153).
 
Crowley non si scaglia contro la religione in sé, né fa professione di ateismo o attacca il Cristianesimo solo per suscitare scandalo; ciò che incoraggia, in questo passo, è una meditazione profonda sui principi religiosi, che sia in grado di andare al di là sia dello spirito letterale e dogmatico, sia di quello illuministico e razionalizzante. I principi religiosi vanno letti, interpretati e compresi come simboli, come metafora di una realtà interiore che non può essere compresa se non trasmutata in immagini. Immagini spesso paradossali, che trascendono i confini della logica ordinaria, perché per trasmutare la propria interiorità e accedere a livelli più profondi di comprensione dell'Abisso interiore ed esteriore, occorre abbattere le barriere vincolanti tanto del dogmatismo quanto dell'illuminismo.
Per questo tali "fantasmi", come Crowley li definisce, devono essere "evocati, esaminati e dominati; altrimenti possiamo scoprire che, proprio quando la vogliamo, c'è qualche idea cui non abbiamo mai pensato; e forse tale idea, balzandoci addosso di sorpresa alle spalle, può strangolarci. Questa è la leggenda dell'incantatore strangolato dal Diavolo!" (Aleister Crowley, Magick, Astrolabio, p. 153).
L'iniziazione alla magia è un percorso che prevede l'esplorazione dell'Universo in tutte le sue direzioni; e per esplorare l'Universo bisogna lasciarsi andare a tutte le esperienze che in esso sono contenute, e bisogna dunque analizzare tutte le idee, i concetti, le conoscenze, le realtà che ci circondano perché sapere è potere. In pieno stile crowleyano è un passo di Meridiano di sangue di Cormac McCarthy, in cui il protagonista, un personaggio misterioso chiamato Il Giudice, descrive e analizza su un proprio taccuino tutto ciò che incontra (persone, animali, minerali, oggetti) e che alla domanda di un uomo della sua banda, che gli chiede il perché di tale azione, Il Giudice risponde: "qualsiasi cosa che esiste senza che io la conosca, esiste senza il mio consenso".
Magia è Sapienza e Volontà, due colonne imprescindibili e complementari. Soltanto alla luce di Sapienza e Volontà è possibile comprendere, senza fraintendere, la nota frase di Crowley: "Fa ciò che vuoi sarà la tua legge". La Volontà senza Sapienza è furia cieca, che conduce all'autodistruzione: non è Volontà, è istinto, che trascina l'uomo senza che questi sia in grado di dominare realmente né sé stesso né il mondo. La Sapienza senza Volontà è teoria destinata a rimanere in potenza, senza la possibilità di essere portata all'atto.
Per questo nell'introduzione alla seconda parte di Magick, dedicata alla magia pratica, Crowley riporta un passo del Lemegeton di Re Salomone, in cui si legge:

"La Magia è la più Alta, più Assoluta, più Divina Conoscenza della Filosofia Naturale, progredita nelle sue opere e nelle sue mirabili operazioni grazie alla retta comprensione della virtù interiore e occulta delle cose; così che, essendo applicati veri Agenti e Pazienti, si produrranno strani e ammirevoli effetti. I Maghi sono profondi e diligenti ricercatori della Natura; grazie alla loro capacità, essi sanno come anticipare un effetto, che al volgo sembrerà un miracolo" (Crowley, Magick, Astrolabio, p. 164).
 
Quando la Volontà personale si attiva e mette in moto l'Universo, cambiandone anche solo una semplice parte, sta compiendo una vera e propria opera magica. Si rifletta attentamente su ciò: anche il più semplice gesto di Volontà è un atto con cui il pensiero conscio agisce sulla materia, modificandola. Si rifletta su tutti i mutamenti fisici che avvengono nel mondo a partire da forze "irrazionali", spiegabili esclusivamente con la fisica, e si mediti su come l'uomo, dotato di Volontà, sia in grado di intervenire attivamente in questo corso generando, con il proprio pensiero, nuove cause in grado di modificare gli eventi seguendo una ragione soggettiva, dominando la materia con il pensiero.
Nel momento in cui si assimila questa profonda verità, e si inizia a vedere ogni singolo gesto come un atto magico, ecco che si entra in una nuova e profonda visione della vita, in cui si inizia a meditare coscientemente sulle proprie azioni attribuendogliene una importanza maggiore.
Questa consapevolezza, necessaria per risvegliare le forze latenti nell'uomo, richiede però un sacrificio personale per portare all'atto la Volontà magica più profonda. Il termine sacrificio, che viene spesso considerato con sospetto, deriva da "sacrum facere", rendere/fare sacro; è l'uomo, con le sue azioni e le sue idee, che rende sacra la realtà, ed è per questo che il mago, secondo Aleister Crowley, non è semplicemente la persona che si illude di poter cambiare il mondo pronunciando qualche formula magica e creando degli infusi, ma è colui che ha intrapreso un lungo percorso ascetico di dominio delle idee, della volontà, delle azioni per "sacrificarsi", farsi sacro.
In quest'ottica bisogna leggere il ribaltamento delle cerimonie, apparentemente blasfemo, effettuato da Crowley. Scrive l'autore riguardo all'Eucarestia in Magick:
 
"Una delle cerimonie magiche più semplici e più complete è l'Eucarestia. Consiste nel prendere cose comuni, trasmutarle in cose divine e consumarle. Fin qui si tratta di un tipo di cerimonia magica comunissima, perché riassorbire la forza equivale a consumarla; ma, come si vedrà ora, ha un'applicazione molto più ristretta. Prendete una sostanza che simboleggi l'intero corso della natura, fatela Dio e consumatela" (Aleister Crowley, Magick, Astrolabio, p. 351).
 
E' l'uomo che, catalizzando la propria energia, rende sacra la natura, e da tale prospettiva ogni oggetto, gesto, evento può essere reso sacro dalla propria Volontà; si tratta di una concezione assimilabile a quella di Meister Eckhart, il quale sosteneva che l'uomo svuotatosi dalla propria volontà e colmatosi della Volontà divina, si era innalza a tal punto da coincidere con Dio e da rendere divine anche le azioni più semplici.
 
Per concludere questo breve spaccato su Aleister Crowley, volevo affrontare una domanda: Crowley è un pensatore pericoloso?
La mia risposta è: sì, è un pensatore pericoloso, ma non nel senso in cui comunemente lo si taccia di pericolosità.
Magick è un'opera equilibrata, forse la più accessibile al grande pubblico e che mostra un Crowley maturo, che ha metabolizzato un proprio pensiero e che ancora non si è lasciato trascinare dagli eccessi della tarda età. L'eccesso e il pericolo sono insiti nell'opera crowleyana, proprio per la sua pretesa di trascendere i limiti ordinari non per il semplice gusto del proibito, o per votarsi a una vita edonistica ed egoistica, ma per accedere a più profondi stati di coscienza. Il problema è che questa via iniziatica, che nel XX secolo venne definita "via della mano sinistra", è suadente quanto pericolosa, proprio perché difficile da dominare. Percorrerla è come salire in groppa a un toro imbizzarrito: per il tempo in cui si riesce a rimanere in sella, si ha l'illusione di un dominio assoluto e ci si sente invasi da una forza e da una volontà divine, indistruttibili. Ma basta una scalciata più potente delle altre, ed ecco che il toro ci scaraventa al suolo, e il rischio di finire schiacciati e incornati è tanto più reale tanto più a lungo abbiamo cavalcato il toro.
 
Aleister Crowley, Magick, Astrolabio.
 
Daniele Palmieri

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